Mondiali di calcio 2018: dove si terranno e in quali stadi?

La prossima edizione dei mondiali di calcio, la 21esima della storia, si svolgerà in Russia, nel 2018, con partita inaugurale in programma il 14 giugno e finale un mese dopo, il 15 luglio.

Mentre sono in corso le partite di qualificazione nei vari raggruppamenti continentali, che dovranno selezionare le 31 squadre che, insieme a padroni di casa della Russia, si contenderanno il titolo, sono già stati selezionati i 12 stadi, suddivisi in 11 città, la capitale Mosca ne avrà 2, dove si giocheranno le gare. Una selezione che è avvenuta tra i 16 che erano stati annunciati nel 2010, al momento della votazione che aveva assegnato alla Russia questa edizione.

La Russia ha investito molto in questa edizione dei mondiali di calcio proponendo una serie di stadi di nuova costruzione ed ammodernando gli altri. Una prova dell’efficienza di una buona parte dei 12 stadi selezionati arriverà dalla Confederation Cup, che si svolgerà in Russia nel 2017. La vastità del territorio russo e la distribuzione degli stadi porterà le varie nazionali ad avere condizioni di gioco diverse, e a dover effettuare degli spostamenti abbastanza lunghi da una località all’altra.

Lo stadio dove si svolgerà la finale, oltre che altre partite precedenti, sia della fase a gironi che ad eliminazione diretta, è il Luzniki, già stadio Lenin, che è stato ristrutturato più volte nel corso degli anni, e la cui costruzione originale risale al 1956. Attualmente la sua capienza è di poco superiore ai 73mila spettatori, ed in questo stadio si tennero anche le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi del 1980. Il Luzniki è anche lo stadio dove gioca le sue partite interne la nazionale russa.

Nel secondo stadio di Mosca, l’Otkrytie Arena, si svolgerà invece la partita inaugurale del mondiale. Questo è uno stadio molto nuovo, inaugurato nel settembre 2014, nel quale gioca le partite casalinghe la formazione dello Spartak Mosca, La sua capienza è di quasi 45mila spettatori e sarà testato con le partite della Confederation Cup del 2017.

Lo stadio di San Pietroburgo, il Krestovskij, è di nuova costruzione, e dopo l’inaugurazione sarà lo stadio di casa dello Zenit. I suoi posti a sedere sono 66.881 e sarà utilizzato anche per la Confederation Cup del 2017. I lavori di costruzione del Krestovskij erano iniziati nel corso del 2007.

Anche l’Arena Baltika, lo stadio di Kaliningrad, è di nuova costruzione, appositamente per il campionato mondiale 2018, e la sua inaugurazione avverrà nel corso del 2017. Inizialmente progettato per contenere 45mila spettatori, la sua capienza è stata in seguito ridotta a 35mila.

La Kazan Arena, stadio che ospita normalmente le partite della formazione locale nel campionato russo è stato inaugurato nel giugno 2013, tre anni dopo l’inizio della sua costruzione, nel maggio 2010. La Kazan Arena ha una capienza di 45mila posti ed è uno degli impianti più moderni della Russia. Anche in questo stadio si giocheranno varie partite della Confederation Cup del 2017 tra cui una semifinale.

Del tutto nuovo anche lo Strelka Stadium di Nižnij Novgorod, attualmente in costruzione, e la cui inaugurazione dovrebbe avvenire nel corso del prossimo anno, con una capienza ufficiale di 44.899 spettatori.

Lo Sferoid è il nome dello stadio di Samara, dovuto alla forma della sua copertura. La costruzione di questo stadio, che avrà una capienza di poco inferiore ai 45mila posti, è stata iniziata nel 2014, e la sua inaugurazione è prevista nel 2017.

Lo stadio olimpico Fist, inaugurato nel 2013, ha ospitato le cerimonie di apertura sia dei Giochi Olimpici Invernali che dei Giochi Paralimpici Invernali, svoltisi nel 2014. La sua capienza è di 40mila posti, ed anche in questo stadio andranno in scena partite della Confederation Cup del prossimo anno.

Lo stadio di Ekaterinburg, il Centrale, è il più piccolo tra i 12, ha una capienza di 27mila posti e normalmente viene utilizzato per le partite interne della formazione dell’Ural Sverdlovsk Oblast.

Altri stadi impiegati nel corso delle fasi eliminatorie del torneo sono lo Stadio Centrale di Volgograd, la Mordovija Arena di Saransk, e la Levberdon Arena di Rostov sul Don, tutti con la stessa capienza, di 45mila spettatori, e la cui inaugurazione è prevista nel prossimo anno.

Muore Fidel Castro: qual’è la sua storia?

Lo scorso 25 novembre si è spento al termine di una lunga malattia Fidel Castro, ex primo ministro dell’isola di Cuba.

Uomo a dir poco controverso, è stato considerato dai suoi detrattori un vero e proprio dittatore che ha negli anni mantenuto il potere solo grazie ad azioni repressive delle libertà individuali; dai suoi sostenitori un eroe della rivoluzione. Per capire, in ogni caso, l’origine di questa dubbia fama è necessario ripercorrere fatti ed episodi salienti della sua esistenza, e analizzare le vicende che lo hanno condotto al potere.

Fidel castro nasce a Biran nell’agosto del 1926, da una famiglia agiata: il padre, infatti, è un proprietario terriero abbastanza benestante. Grazie alle risorse economiche della famiglia, Fidel ha la possibilità di studiare nelle migliori scuole e di formarsi una buona cultura.

Successivamente decide di iscriversi alla facoltà di diritto dell’Università dell’Avana e negli anni di studio comincia a maturare una sentita coscienza politica. Nel 1952, infatti, decide di candidarsi alle elezioni politiche per il partito socialista ortodosso, ma il suo desiderio di militare attivamente si scontra con un avvenimento storico che cambierà completamente la sua sorte.

Nel 1953, infatti, un colpo di Stato porta all’instaurarsi di un regime dittatoriale retto da un personaggio con tendenze politiche di destra e filoamericane. Castro allora insieme a molti giovani che condividono il suo stesso ideale di libertà, organizza un assalto all’armeria della Moncada che fallisce però miseramente: molti dei suoi compagni muoiono e lui stesso viene catturato e imprigionato.

Durante un processo diventato storico Fidel Castro pronuncia la celeberrima frase: “La storia mi assolverà”. I giudici però non lo assolsero ma lo condannarono a quindici anni di carcere. Castro ne scontò solamente due perché, in seguito a un’amnistia generale, fu rilasciato e si recò in esilio in Messico.

Non restò però a lungo lontano da Cuba: insieme ad altri fuoriusciti tra cui Ernesto Che Guevara sbarcò sulle coste cubane dando vita a varie azioni di guerriglia.

Il movimento di ribelli, che a lungo rimasero asserragliati sulle montagne, prese il nome di movimento del 26 luglio.

Alla fine, soprattutto grazie a un forte sostegno da parte della popolazione, Castro insieme ai compagni riesce a cacciare Batista e a rovesciare la dittatura. Nel giro di poco tempo assume lui il potere, potere che deterrà fino al 2006 (anno in cui gli viene diagnosticato un cancro) in qualità di leader maximo.

La politica filo sovietica di Castro, l’espropriazione di aziende americane come la United Fruit e il tentativo da parte degli americani di rovesciare Castro, attraverso quello episodio noto come lo sbarco alla Baia dei Porci, porta a una rottura nei rapporti diplomatici tra i due Paesi.

Cuba, infatti, si trova in una posizione strategica e pericolosa per gli Stati Uniti che si trovano in piena Guerra Fredda con l’U.R.S.S.

Il presidente americano dichiara l’embargo decretando una chiusura dei rapporti diplomatici che si protrarrà fino all’amministrazione Obama, durante la quale ci sono state grandi aperture nel dialogo tra Cuba e Usa.

Pare, tuttavia, che nonostante la morte di Castro la politica del Presidente neo eletto Donald Trump non sarà così disposta al confronto con l’isola cubana, e si pare si possa ritornare a sanzioni che sarebbero estremamente deleterie per l’economia.

Alla fine di una vita viene abbastanza spontaneo cercare di tirare le somme e, in questo caso, ci si chiede se Castro sia stato davvero un liberatore, un difensore della libertà o sia semplicemente stato un dittatore che ha peggiorato le condizioni del suo popolo. Possiamo a questo punto rispondere parafrasando le sue parole: se c’è qualcosa da assolvere, la storia lo assolverà.

La moda degli hoverboard: il nuovo mezzo di trasporto che spopola

Da diverso tempo a questa parte, una delle mode che sta prendendo piede sul suolo italiano riguarda gli hoverboard, mezzo di trasporto di origini orientali che in occidente è divenuto un vero e proprio mezzo di trasporto alternativo assolutamente immancabile.

Cosa sono gli hoverboard

Un’evoluzione dello skateboard: molte persone ritengono che questo semplice oggetto, ovvero l’hoverboard, possa essere definito in questo modo.

Questo per un semplice motivo: la struttura del mezzo di trasporto ricorda parecchio questo vecchio oggetto, il quale continua comunque ad essere abbastanza utilizzato dai giovani di tutto il mondo.

Ma oltre ad essere definito in questo semplice modo, l’hoverboard viene appellato col nome di mezzo di trasporto alternativo: questo per il semplice fatto che, gli hoverboard, permettono dei brevi spostamenti che garantiscono la possibilità di poter evitare di dover utilizzare i mezzi di trasporto comune, come auto e moto, ed anche quelli pubblici.

Proprio per queste sue caratteristiche molte persone decidono di sfruttare al massimo il potenziale che viene offerto dalla tavoletta elettronica che riesce ad offrire un tipo di servizio veramente utile a coloro che, per diversi motivi, devono percorrere diversi chilometri al giorno.

Le caratteristiche dell’oggetto

Gli hoverboard funzionano in un modo molto semplice: poggiando i piedi sulla pedana, sollevandoli leggermente, sarà possibile potersi muovere in avanti mentre, per frenare oppure tornare indietro, basterà poggiare i talloni sulla tavola e sollevare leggermente la punta del piede.

Il mezzo funziona col peso di una persona, che potrà decidere come sfruttare il suo hoverboard.

Questo mezzo di trasporto dal grande successo occidentale comporta un piccolo periodo di prova, visto che sarà necessario riuscire a mantenersi in equilibrio per poterlo sfruttare nel migliore dei modi ed evitare delle cadute rovinose.

Sul fronte velocità, alcuni modelli riescono a raggiungere i dieci chilometri orari massimi di rapidità mentre, una ricarica completa che generalmente richiede sei ore, offre l’opportunità di poter percorrere venti chilometri di fila senza mai fermarsi.

Gli hoverboard, a detta dei loro creatori, sono riusciti ad ottenere un grande successo proprio grazie a queste caratteristiche particolari, che ha permesso al mezzo di trasporto stesso di poter essere apprezzato maggiormente da parte degli acquirenti.

Grazie al fatto che il peso risulta essere molto basso, gli hoverboard sono divenuti il compagno fidato di chi si reca a lavoro, a scuola o comunque deve spostarti da una zona all’altra della propria città.

Importante aggiungere come, la stabilità di questi articoli, risulti essere sempre presente e riesce a garantire un buon tipo di risultato finale, il quale non metterà mai a repentaglio la sicurezza di una persona.

Perché gli hoverboard piacciono agli occidentali

Il potersi spostare senza grossi problemi e senza dover faticare più di tanto rappresentano i motivi per i quali, questi mezzi di trasporto, sono stati particolarmente apprezzati da parte degli utilizzatori.

Bisogna infatti parlare del fatto che, un hoverboard, non comporta alcun costo ulteriore oltre a quello dell’acquisto e le sue ruote sono in grado di percorrere ogni tipo di percorso, anche quello che risulta essere leggermente più sconnesso.

Soprattutto i giovani apprezzano maggiormente questo oggetto: possederlo vuol dire non solo essere comodi e poter evitare spintoni e altri tipi di problemi per poter recare a scuola usando i mezzi di trasporto pubblici, ma anche essere alla moda ed essere visti come particolarmente “cool”.

Tutti questi aspetti sono riusciti a decretare il grande successo degli hoverboard, che sicuramente verranno fatti evolvere maggiormente per offrire un tipo di mezzo di trasporto sempre più all’avanguardia e piacevole da utilizzare dai giovani e non solo.

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